Un po’ di storia…/2

dore1AAA (astenersi avventori accidentali) – Se siete arrivati qui per caso (ammesso che il caso possa esistere) e non sapete cos’è una criptovaluta (e concesso che le cripto esistono) o non siete avvezzi alla letterette e alla filosofìca, date una botta a chi, come, cosa, dove, perché, quando e quanto?

Dicevamo… Se le si guarda da una prospettiva storica le criptovalute godono di due anime: quella bella e brava e quella brutta e cattiva. Della zoccoletta s’è visto e detto. Della santarellina, che invece nasce dal bisogno intimamente politico e sociale d’arginare l’invasione della privacy e il controllo sociale e finanziario che lo sviluppo tecnologico rendeva possibile, faremo risalire le origini nel celebre manifesto del buon vecchio Timothy May. Mica un fante qualsiasi: con tutti, ma con Timothy May… Correva l’anno 1988. Giusto per rendere l’idea del cazzo voglia dire essere avanti (nella nostra libera traduzione e omettendo a piacimento):

“Uno spettro si aggira per il mondo moderno, lo spettro della cripto-anarchia. La tecnologia informatica è sul punto di fornire a individui e gruppi la capacità di comunicare e interagire tra loro in maniera totalmente anonima. Due persone possono scambiarsi messaggi, fare affari e negoziare contratti senza conoscere il Vero Nome o l’identità legale dell’altra. Le interazioni in rete saranno irrintracciabili […]. La reputazione sarà fondamentale […],questi sviluppi altereranno completamente la natura della regolamentazione dei governi, la capacità di tassare e di controllare le interazioni economiche, la capacità di mantenere segrete le informazioni, così come la natura della fiducia e della reputazione.
La tecnologia di questa rivoluzione – che sarà sia sociale che economica – esiste in teoria dal decennio passato. I metodi sono basati su crittografia a chiave pubblica […] e vari protocolli software per l’interazione, l’autenticazione e la verifica […]. Solo ora computer e reti di computer hanno raggiunto la velocità sufficiente per rendere queste idee praticamente realizzabili. E la prossima decade aggiungerà abbastanza velocità per rendere le idee economicamente fattibili ed essenzialmente inarrestabili. […]
Lo Stato certo cercherà di rallentare o fermare la diffusione di questa tecnologia, citando problemi di sicurezza nazionale, l’uso della tecnologia da parte di spacciatori e gli evasori fiscali, e le paure di “disintegrazione” sociale. Molti di questi problemi saranno reali; la cripto-anarchia permetterà di “scambiare liberamente” segreti nazionali, e consentirà di commercializzare  materiali illeciti e rubati. Un mercato anonimo computerizzato renderà anche possibile mercati aberranti, come omicidi ed estorsioni. Vari elementi criminali e “stranieri” saranno utenti attivi di CryptoNet. Ma questo non fermerà la diffusione della cripto-anarchia.
Proprio come la tecnologia di stampa ha alterato e ridotto il potere delle corporazioni medievali e la struttura del potere sociale, così anche i metodi “crittologici” modificheranno radicalmente la natura della società e l’interferenza del governo nelle transazioni economiche. […] Così come un’invenzione apparentemente minore, come il filo spinato, ha reso possibile la recinzione di ranch e fattorie, alterando così per sempre i concetti di diritti e proprietà in Occidente, così la scoperta apparentemente minore di una branca arcana della matematica… […]”.

Capito il concetto? Riprendiamo da dove eravamo rimasti: un sistema che garantisca libertà finanziaria e privacy finanziaria, e che permetta di ripararsi, almeno in parte, dal potere dell’ente centralizzatore per eccellenza, quel connubio stato-banche che ha degnamente sostituito quel che nei secoli passati era conosciuta come l’alleanza trono-altare, ma questa è un’altra storia.

Ripeto, capito il concetto? Anzi, i concetti…

  • (a) la logica della crittografia;
  • (b) la dinamica di una moneta digitale decentralizzata (e limitata nella quantità totale).

Entrambi i concetti da ideali si sono incarnati all’interno del movimento cypherpunk (se non ne avete mai sentito parlare, fate un banda di smanettoni molto preoccupati del fatto che i cazzi del popolino pecorone debbano essere accessibili ai pecorai ma assolutamente non il contrario – ricordate il caso Manning?), una compagine tanto carina di personcine, alcune note e alcune meno, il cui scopo dichiarato è più o meno quello di creare strumenti affinché il popolino pecorone possa godere di privacy rispetto ai cazzetti propri, mentre quelli dei pecorai debbano giustamente finire in piazza.

All’interno di questa compagine tanto carine di personcine c’è un signorino che si chiama Wei Dai, che nel 1998 descrive per la prima volta a quanto pare l’idea di una moneta virtuale decentralizzata, che chiama B-money, e che per struttura diventa una buona base teorica su cui le criptovalute hanno poggiato la loro architettura.

Nel 2005 un altro pezzo della storia è scritto da Nick Szabo, uno studentello di legge discretamente ferrato sulle logiche crittografiche, che pubblica un pezzo mica da ridere su quello che diviene celebre come il Bit-gold. Fuochino.

Le fiamme divampano l’ultimo ottobre del 2008, quando un qual certo Satoshi Nakamoto nella mailing list descrive quella che è la prima criptovaluta vera e propria: “Bitcoin: A Peer-to-peer Electronic Cash System”. Fuoco. Subito dopo la pubblicazione del white paper veniva registrato il progetto su https://sourceforge.net/ per lo sviluppo del software in forma open source. Burn baby burn, disco Inferno…

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Ed eccoci ancora una volta al crocevia dunque, dove una volta reso pubblico il codice, la santarellina (ovvero l’anima dura e pura, quella criptoanarchica) e la zoccoletta (ovvero l’anima molle e corruttibile, devota alla speculazione) si legano, nella buona e nella cattiva merda e finché merda non le separi.

Nell’ottobre del 2009 New Liberty Standard calcolò la prima valutazione basandosi sul costo dell’energia necessaria per effettuare il “mining” (1 USD = 1.309,13 BTC), ovvero l’operazione di validazione da parte dei “pari”. Ad oggi (settembre 2017) il valore del bitcoin si aggira intorno ai 4.000 USD, dunque in poco più di cinque anni è passato da meno di un centesimo a più di quattromila dollari.

Questo per dire che è normale che laddove ci sia un incremento di valore tale ci sia un interesse esponenziale da parte di cazzi mosci buoni solo a speculare, pronti a pisciare sulla fiaccola della criptoanarchia per un pugno di dollari. Ma il bello della libertà, nelle sue due accezioni di libertà di e libertà da, è anche questo: il permettere che ognuno si muova come gli pare, a partire dalle sue inclinazioni, all’interno di un sistema creato affinché il prossimo non possa essere fottuto.

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FINE (bella zio) – Magari siete arrivati fino a qui scrollando per vedere quanto era lungo. Questo significa che non avete ancora imparato a misurarlo correttamente, ovvero quando non siete in condizione di scrollare ulteriormente. Non vi fidate, verificate (e approfondite quanto sopra). Ciaone.

Un pensiero riguardo “Un po’ di storia…/2

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