Libero arbitrio (ma anche no) |2

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  • Razionale: la reale o presunta facoltà di scegliere “liberamente” tra differenti possibilità.
  • Senso: la scelta non può essere randomica, deve avere “senso”.
  • Presenza: il presente è popolato da possibilità che si “incarnano”.
  • Individuo/soggetto: dotato di una presenza “pre-razionale”.
  • Polarizzazione: incarnandosi nel pre-razionale il possibile prende il suo “senso”.
Posto questo, si è raggiunto un doppio livello di esclusione del “libero arbitrio” (faccio il pazzo che mi care):
  • non si sceglie tra possibilità neutre, ma la possibilità (o meglio i futuri possibili) è già stata digerita, ergo polarizzata;
  • tra possibilità polarizzate (ipotizzando esclusività) scelgo necessariamente (ergo, non scelgo) la possibilità con il maggior carico di senso (a titolo di ipotesi: scelgo – o meglio, non scelgo ma faccio – di fare nel tempo x l’azione y con le conseguenze z che si ripercuoto sul resto del reale che sperimento).
A scanso di equivoci si riprenda da:
“Il presente (ovvero la nostra presenza razionalmente consapevole) è caratterizzato dunque dal presentarsi (divenire presenti, appunto) di possibilità”

Questo è vero nella misura in cui si intendono le possibilità già polarizzate, ovvero risultato della possibilizzazione e già “cariche di senso”. Un maggior grado di correttezza è affermare che indipendentemente dalla nostra presenza (consapevolezza) le cose accadono. Ancora meglio: dipendentemente dalla nostra presenza (noi siamo presenti, parte dell’attuale, perciò poco o tanto parte del processo di sviluppo del reale) ma indipendentemente dalla nostra presenza razionale (consapevolezza, vedi sopra) le cose accadono, facciamo incontri (per dirla con Spinoza). Questo dal punto di vista relativo (all’individuo/soggetto) può sicuramente essere considerato casuale (esso non ha le facoltà di comprendere la causalità del reale), benché non possa essere definito tale in senso assoluto (il reale è necessario, dipendente da leggi ma indipendentemente dalla conoscenza dalle stesse che lo regolano, anche laddove come nella fisica quantistica sembrano reintrodurre una sorta di casualità, o meglio indeterminazione).
Il processo di possibilizzazione non è dunque “offerto” dal mondo ma, ancora una volta, è il risultato di una “interpretazione” (personale) del mondo, ed è questo a caricarlo di senso.
Si riprenda dal doppio livello di esclusione del libero arbitrio:
  • ciascuna possibilità è polarizzata;
  • scelta (non-scelta) per la possibilità maggiormente carica.

Questo modello, puerile, è solo una rappresentazione statica di primissima mano, ergo molto grezza, di quella che è la complessità del reale. Una rappresentazione meno puerile non può scampare un approccio dinamico. Sotto questo rispetto si riprenda dall’ipotesi di cui sopra: scelgo – o meglio, non scelgo ma faccio – di fare nel tempo x l’azione y con le conseguenze z che si ripercuotono sul resto del reale che sperimento).

Arricchendosi della componente dinamica il modello potrebbe configurarsi come:
  • un doppio movimento, simultaneo, di interpretazione del mondo e dell’io (ci si concede l’utilizzo delle buone vecchie categorie dei bei tempi andati di una volta): contemporaneamente attraverso la percezione: 1. “ordino” la realtà (incarnandola tramite la percezione per razionalizzarla) inserendola in schemi che la rendono intellegibile (razionale) presentandomela non come un aggregato grezzo e spurio ma come un campo di possibilità (polarizzate); 2. (a) “analizzo” razionalmente le conseguenze di ciascuna possibilità polarizzata (o meglio, ciascun futuro possibile, posta la concatenazione indissolubile del reale) e [in condizione di incertezza a partire dall’imprescindibile essere-in-fase-di-sviluppo (sì, coglioniamo Heidegger), ergo sempre sottoposta a innalzamento o abbassamento della carica di polarizzazione (emotiva) che eventualmente ci impone di scegliere (dunque di non scegliere, ma fare) una cosa piuttosto che un’altra (ci costringe ad un futuro possibile in alternativa ad un altro)] (b) “rimpasto” questa stessa analisi (che si incarna al pari della realtà, non attraverso la percezione ma si ipotizza attraverso l’emozione che può modificare la carica (polarità) di un futuro possibile piuttosto che di un altro.

Non si può dunque scegliere razionalmente, nel senso che non è la ragione a scegliere, ma la ragione può influire sulla scelta nella misura in cui può, rimpastando il proprio operato (valutazione), modificare la polarità (grado di senso) dei futuri possibili.

In questo modello meno puerile, va da sé che i due movimenti non sono cronologicamente separabili (la vecchia storia dell’uovo e della gallina), ergo la costruzione del mondo (ergo, dell’io) attraverso analisi e scelte (o meglio, valutazioni e azioni) avviene integrandone la complessità dello stesso (ergo, dell’io – inteso qui in senso ampio come individuo/soggetto) ad ogni piè sospinto.

Una prima boutade, a conclusione di questo secondo episodio (analisi e approfondimenti seguiranno nelle prossime puntate, così come le implicazioni etiche ed economiche): non pare esserci alcun grado di libero arbitrio al livello di individuo/soggetto. L’animale razionale, nel suo dominio (quello della razionalità appunto) può al suo limite utilizzare la propria facoltà specifica (la razionalità, e sì, stiamo coglionando lo stagirita) per analizzare e valutare, grazie al connubio di memoria e immaginazione, le (ipotetiche) conseguenze delle possibilità che si presentano alla stessa ragione (detto altrimenti, dei futuri possibili). E’ lecito ammettere che la scelta sia autodeterminata, ergo sentita come libera, quando non direttamente eterodeterminata (vincolata da fattori esterni, tipo avere una pistola alla testa per capirci), ma tale sentore di libertà (che, ingenuamente, ci fa appunto sentire liberi) non implica una libertà intesa come incondizionata (puramente o direttamente razionale). Dunque, ancora una volta, non possiamo fare il pazzo che ci care, ma solo quello che ci pare abbia più senso (l’azione y) nello stadio evoluto personale al quale siamo pervenuti (nel momento x), a partire da una valutazione dei futuri possibili (le conseguenze z) che ciò porta seco. In breve: non scegliamo liberamente, ma siamo necessariamente scelti dalla complessità del reale che siamo (mondo più io).

Questa serie è squisitamente filosofica, dove non si fa accenno alle cripto, fatevene una ragione. Per placare la vostra criptosete potete abbeverarvi alle voci cosacomedoveperchéquando e quanto?

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