Buoni propositi, vecchie pagine

L’idea di riprendere a scrivere su questi schermi è dettata dallo scenario politico ed economico globale, che chiamare ordinaria follia potrebbe risultare financo eufemistico. Mai come ora c’è bisogno di un’analisi squisitamente filosofica della realtà in cui viviamo (e fortunatamente nel bel paese qualcuno, Agamben su tutti, sta pure uscendo dagli scantinati), dettata dall’agenda di Stati sull’orlo di una crisi di nervi. Tuttavia, l’idea è quella di abbandonare lentamente la lingua natia per passare ad un inglese che eventualmente apra pure un pochino la scatola, ampliando il dibattito. In secondo luogo, per quanto noi si possa essere follemente innamorati del nostro italiano da ex grafomane, scrivere in altra lingua costringe ad un periodare decisamente più corto, aumentando la chiarezza del tutto (cosa che suggeriscono dalla regia essere essenziale per i social di questi tempi, visto che pare che oltre i 7 minuti di lettura, roba da mera introduzione, si finisce nel dimenticatoio).

Posto questo sono state riscritte le pagine di cui sopra (What? Who?) dedicate ai novizi del portale. Tuttavia, smantellando le vecchie ci siamo ritrovati a indugiare nella lettura, e ed è sembrata una buona idea creare un post da quelle (questo). Altri tempi, altre storie, altri orgasmi, per chi riconosce la citazione.

Chi?

Nel bel mezzo del cammin di nostra vita… ci si ritrova giusto con un po’ meno di pudicizia, e se in passato ci si era rifugiati prima nell’anonimato e poi nello pseudonimo, ora fattasi una certa è la volta di metterci la faccia. Ci si è battezzati prima erostrati e poi carneadi, ci si è sentiti inadeguati, disadattati, maledetti, pisciati dalla Storia. Si era solo insicuri, orgogliosi, spaventati nel riscoprirsi “normodotato e caucasico, eterosessuale d’età maggiore, capace d’intendere e di volere, educato e colto, laureato abilitato e quant’altro col massimo del voto, con la testa sul collo e un tetto sul capo in quest’urbe ai confini dell’impero, valle dove passa il treno, provincia autistica, contea degli spritz, repubblica delle banane o bel paese se si vuole, vecchio continente” (Benedetto Perottoni, Album bianco, Neuma, Torino, 2011)

Dopo una sporca dozzina dedicata allo studio matto e disperatissimo del filosofico con qualche buttata sul neuroscientifico, ne è seguita una mezza a piegare la gobba sulla questione economica, dalla grande (macro) alla piccola (micro), ma soprattutto, a capirne l’intreccio dal punto di vista della creazione del valore. Poi è arrivata La cripto, ed è stato subito amore. Prima filosofico (Bitcoin è una di quelle cose che risveglia nel cuoricino quella voglia nietzschiana di fare filosofia a “colpi di martello”), poi economico (Bitcoin è un gancio non indifferente per palesare man mano i “torti da raddrizzare”).

Ora dalle retrovie, l’insegnamento dell’amore per la scienza, o meglio dalla creazione dei concetti per dirla col buon Deleuze, sì è passati alla trincea della creazione di valore vera e propria, ergo il fare e disfare impresa (da prahendere, scoprire, conoscere, creare) condito con la sua difesa: consulenza, accademia, divulgazione. A torto o a ragione, giusto o sbagliato che sia, quel che si crede è che il valore vada creato e difeso, e non rimane molto altro sull’orbe terraqueo che eguagli la dignità di questo, sia esso inteso in termini di scienza o operatività, di arte o di creatività, di amore o affettività.

Cosa

Cosa vuol dire filosofare, e che sarà mai questa criptovaluta?

La filosofia è l’opera di creazione, ed eventuale distruzione, di concetti. Niente di più. Capire cosa vuol dire questo peraltro è piuttosto complesso. Diciamo che un esempio di concetto potrebbe essere quello di “decentralizzazione”, che tornerà e ritornerà su questi schermi fino ad individuarne le componenti, e sul quale vi si lascia per ora liberi di pensare quel che vi pare. Pensare, non avere un’opinione, quello non è necessario.

Contestualmente, si cercherà di trasmettere in ciò anche un minimo di indottrinamento su cose piuttosto sciocche ma che di primo acchito possono creare timori e tremori (tipo: che cos’è una moneta, come compro bitcoin e dove li uso?)

E che sarà mai questa criptovaluta?

Criptovaluta detto fuori dai denti significa valuta basata sulla crittografia, ovvero mezzo di scambio volontario che funziona con una scrittura nascosta di modo da celarne il contenuto a chi non è autorizzato a leggerlo. Bello no?

E no, Bitcoin (ve lo si scrive con la maiuscola quando sistema, con la minuscola quando unità di conto) non è una realtà governativa, aziendale o altro che vi venga in mente: è un algoritmo (fate un programma, suvvia) in open source (cioè non controllato da “un qualcuno”, che si può scaricare liberamente e gratuitamente) che, magia, genera un sistema decentralizzato (che non ha bisogno di emittenti o controllori ovvero di un ente terzo) che permetta scambi diretti e sicuri. Non è di proprietà di nessuno, capito?

Per farla facile, se lo si guarda da dentro Bitcoin è una lista di “conti”, ciascuno con più o meno “soldi”, presente in un registro che ha la particolarità di essere condiviso da tutti i nodi della rete (cioè gli illuminati che hanno scaricato il programma di cui sopra). State attenti ora, perché questo è il punto: se il registro (che si chiama blockchain) è aggiornato e mantenuto da tutti, non può essere mantenuto e aggiornato da uno solo. Facile no? Non è più centralizzato, ma decentralizzato.

Qual è la differenza? Prima della sua venuta (del Bitcoin come prima criptovaluta) uno scambio prevedeva la presenza di una realtà (o ente centrale se si preferisce) che nel medesimo scambio gestiva, facendosi garante, dei dati degli utenti (cioè il bilancio di quanta roba avevate): per trasferire moneta (“soldi”) uno si autenticava presso l’ente centrale chiedendo il trasferimento di tot ad un altro. L’ente centrale (dunque il sistema centralizzato) toglieva al primo per dare al secondo, punto. Se non siete ritardati avrete capito che in tutto questo il ruolo chiave è quello dell’ente centrale che: sa chi siete e quanto date a chi; può metter mano sui vostri conti (ed eventualmente bloccarli o fare il pazzo che gli care – tipo in Grecia); tendenzialmente vi chiede del cash (in forma di percentuale sulla transazione, costi fissi di custodia del vostro denaro eccetera); nel caso delle valute canoniche (euro, dollaro, etc) è emittente e controllore (perciò può svalutare, inflazionare e chi più ne ha più ne metta di dita in gola per scampare a questa indigestione di piccole gioie cotidiane).

Ora, dopo la sua venuta (del Bitcoin come prima criptovaluta) uno scambio prevede l’invio di informazione ai nodi della rete di togliere tot “soldi” dal proprio “conto” per trasferirli ad un altro (l’operazione è a prova di ritardato: fare il copia incolla del “numero di conto” dell’altro o scansionare un QR-code con il telefono). I nodi della rete modificano il loro registro in base all’informazione, aggiornandolo. Questo è Bitcoin: un sistema che permetta scambi diretti (non devo chiedere il permesso a nessuna autorità) e sicuri (nessuno può mettere mano ai miei soldi) adoperando un registro condiviso di tutte le transazioni.

La condivisione del registro significa che si passa da “la banca che conosce i movimenti di tutti e ciascuno solo i propri” a “tutti conoscono i movimenti di tutti”. Messa insieme alla crittografia fa la magia: “tutti conoscono i movimenti di tutti, ma nessuno di questi tutti è riconoscibile”.

Questo è importante, poi ammazzatevi pure: quando l’ultimo eurino in contante sarà drenato dal mercato in nome della lotta all’evasione e alla corruzzzione, l’ente centrale emittente e controllore potrà, in ordine di gravità, controllare (e manipolare) tutti i vostri movimenti finanziari (cioè sapere – e gestire – tutto quella che gira intorno alle vostre finanze) e applicare delle commissioni a piacimento su tutti i pagamenti digitali (cioè gli unici rimasti). Se state già pensando che tanto lo sa il cazzo, mica avete niente da nascondere voialtri, parafrasando il buon Snowden vi diremo che rinunciare alla propria privacy perché non si ha nulla da nascondere è come rinunciare al diritto di parola perché non si ha niente da dire. Chiaro?

Nel caso non l’aveste ancora capito, La crittovaluta vi restituisce libertà finanziaria, privacy finanziaria, e tende ad offrire un sistema complementare e alternativo a quello centralizzato (banche, stati e compagnia bella) sempre più prostrato alle divinità della manipolazione monetaria e del controllo sociale.

Come?

La filosofia “a colpi di martello” e il “raddrizzare i torti” sono le nostre battaglie e come le porteremo avanti sarà suppergiù quello che andrà in onda su questo schermi. Probabilmente non sono le vostre battaglie, di voialtri bravi che invece state solo sbavando per entrare nel mondo delle cripto ma vi prude il culetto… Come fare? Come comprare bitcoin in maniera sicura?

L’universo delle cripto è in espansione, se in giro sentite dire cose del tipo che “siamo come a internet nel ’91”, il parlante non gode di particolare dimestichezza con la grammatica ma vi sta dicendo un qualcosa di affine al vero. Ergo, per quanto riguarda l’acquisto di criptovalute ogni giorno ne salta fuori una nuova. Qui ci si prende la licenza di tagliare estremamente corto e di dare il minimo di informazioni necessarie e sufficienti, tutte testate in carne ed ossa, per far parte senza patemi d’animo o remore dell’ecosistema Bitcoin come “user” (utente, non siate utonti aderendo a sistemi truffaldini come Onecoin o altre stupidaggini di sorta).

Rapido e indolore.

  1. Vi serve un portafoglio (o wallet: un posto dove tenere la grana): scaricate gratuitamente sullo Smartphone l’applicazione “Altana” (bitcoin wallet, per Android) o “GreenAddress” (per iOS).
  2. L’applicazione vi fornirà uno mnemonico, solitamente un cumulo di 12-24 parole reali, che dovete assolutamente memorizzare e custodire (pena la perdita della vostra grana: siate cauti, chi possiede quelle parole può accedere ai vostri bitcoin, e se le perdete non ci sarà alcuna procedura di recupero, poiché nessuno ha accesso al vostro denaro, chiaro?).
  3. Una volta memorizzato e custodito il mnemonico, l’applicazione vi chiederà di inserire un PIN, che inventerete al momento, per accedere rapidamente al vostro credito senza dover ogni volta inserire il mnemonico.
  4. Il vostro portafoglio vi permette ora di fare due cose, ricevere denaro o inviare denaro (il vostro credito è a zero, ma potete smanettarci un pochino).
  5. Complimenti, avete un portafoglio vuoto, per riempirlo ci sono, anche qui, varie modalità, del tutto arbitrariamente tra quelle testate indichiamo le seguenti…
  • Bitcoiner: ovvero altri privati come voi che godono già di uno wallet con del cash dentro (prediligendo i conoscenti), mettetevi d’accordo per farvi dare una frazione di bitcoin (d’ora in poi BTC) pari agli EUR che cedete, il pasto che offrite, etc. Loro sapranno come fare, i bitcoiner si amano tra loro (non in quel senso, non ci provate), vi spiegheranno come ricevere il vostro primo credito.
  • Bitcoin ATM: è il “bancomat” dei bitcoin, il secondo modo più semplice per iniziare. Mettete il vostro wallet nella modalità di “ricezione” (ovvero “ricevi soldi” o “receive money”), genererà un QR-code, mostratelo alla macchina (mostratelo alla telecamera, potete farcela) e quando vi darà l’ok inserite il contante (nel dubbio chiedete al proprietario del locale, sarà felice di aiutarvi: ripeto, i bitcoiner si amano tra loro). Ecco QUI dove si trovano i BATM (inserite la vostra posizione sul sito e vi dirà i più vicini).
  • Cambiavalute (exchange) on-line: sono portali web per convertire valute in altre, o in criptovalute, o viceversa. Si consiglia TheRockTrading (italiano, con sede a Malta) o in alternativa Kraken o Bitstamp. La trafila è la medesima: aprite un account, sbloccate i primi tier (livelli di sicurezza che supererete inviando scansione di documenti), caricate EUR con bonifico SEPA da un conto a voi intestato (o comprate con carta di credito dai portali), convertite in BTC, spostate i BTC sul vostro wallet (non lasciate BTC sull’exchange, è lunga da spiegare ma per il momento vi basti sapere che i vostri BTC non sono al sicuro). Chiaramente a differenza di una transazione in bitcoin un bonifico SEPA impiegherà un paio di giorni, fatevene una ragione.
  • Carte di credito/debito: in generale sono servizi centralizzati, gestiti da aziende che vi fanno comprare bitcoin pagandoli con carta di credito, vi fanno da wallet, exchange (vedi sopra) e anche carta di debito che gira sul circuito VISA, e che vi permette di pagare in ogni dove (online e offline, è una VISA, capito il concetto?) scalando direttamente dal vostro conto bitcoin. Noi si è provato Xapo (ma che ad ora pare sospeso), con discrete soddisfazioni. Altri noti sono Binance e Crypto.com, che funzionano piuttosto bene pare.

Ecce homo! Alcune precisazioni:

  • tutte le transazioni bitcoin sono tracciate, ma in linea di principio non è possibile (o comunque è estremamente complesso) risalire al proprietario del portafoglio (wallet) dove si deposita il cash (tranne negli ultimi, poiché l’acquisto su cambiavalute on-line è legato alla fornitura di documenti);
  • è legale (anzi, consigliato), e sebbene la questione fiscale non sia esattamente cristallina, attualmente l’agenzia delle entrate della repubblica delle banane equipara bitcoin a valuta estera, ergo dovreste dichiararne al fisco il possesso e, se e solo se per una settimana consecutiva il saldo superi l’equivalente di 51.645,69€ subire una tassazione del 26% (dovreste, poiché come avrete capito, a meno che non teniate roba parcheggiata sugli exchange, è estremamente complesso risalire al proprietario eccetera eccetera);
  • morale della favola: evitate (almeno in principio) tutto quello che non è Bitcoin e tenete il vostro cash in portafogli (wallet, quelli indicati) sicuri e godetevi il possesso della migliore moneta mai generata sul globo terraqueo

Da bravi a bravissimi, eccovi, le bave sono ancora più lunghe perché volete adoperare  il vostro cash…

Dove?

E dove si piglia il martello per fare filosofia? E da dove si attacca a raddrizzare i torti? “Genere ragazzi genere”, il martello lo si costruisce studiando, mica siamo in un cazzo di gioco di ruolo on-line. Questa è la realtà, e mettetevi bene in testa che non esistono pasti gratis. Per quanto riguarda la questione dei torti ognuno c’ha le sue fisse, cercate nel vostro cuore e troverete la risposta, insieme ad altre robacce (serenità, noi pure si è dovuto frugare in mezzo a meschinità e schifezze varie). Torniamo a ribadire, tanto per dire, creazione e difesa del valore.

“Ma che cazzo me ne frega?!?” Come si prendono queste criptovalute, e dove si usano questi bitcoin?

Bitcoin, in quanto capostipite (basta “primo”, ce la potete fare!) è parecchio differente da tutte le altre criptovalute, nel senso che fondamentalmente con le altre criptovalute ci puoi comprare perlopiù altre valute, sono ad ora poco più che “soldi” con cui puoi comprare altri “soldi”. Mentre puoi usare bitcoin per pagare quel che ti pare, chiaro? “Fatevi questo slego”:

  • “sono andato alla stazione per cercare l’eptadone”: no, con bitcoin non ci potete pagare solo la droga, ma ogni giorno sempre più attività e locali (dal benzinaio all’ottico, dal tabaccaio alla pizzeria) vi regalano l’emozione di pagare in bitcoin col vostro smartphone (trovate una lista su questa mappa);
  • “le massaie fan la coda per sentire la mia broda”: una alla volta tutte le principali aziende si stanno attrezzando per accettare i vostri bitcoin, perciò se volete acquistare della soda (che quest’anno è di gran moda) su Amazon potete tranquillamente farlo (eventualmente attraverso Purse, che tanto per dire vi lascia anche scegliere di quanto scontare la roba; qui una lista non aggiornata di giusto qualche big). E ancora di più: con servizi come Xapo, ovvero carte di credito debito eccetera, pagate con la carta su tutto il circuito VISA direttamente dal vostro wallet;
  • “ehi sbarbo smolla la biga che slumiamo la tele…”: ci potete anche supportare noialtri e il nostro raddrizzare i torti sostenendoci, cioè mandandoci “soldi”, utilizzando i QR-code o gli indirizzi sulla colonna a destra.

Ma come fare a inviare denaro e provare l’ebbrezza di una prima transazione diretta, libera da intermediari eccetera eccetera?

Rapido e indolore:

  1. Aprite il vostro portafoglio;
  2. Selezionate prima “invia denaro” o “send money”, poi “scansiona il QR” o “scan QR”;
  3. Avvicinate il vostro telefono alla pagina finché il QR-code non viene rilevato (sì, proprio qualche riga qui sopra, ecco così, dai, ancora un po’, fatta);
  4. Inserite l’importo che volete gentilmente donare e date l’ok di sorta (suvvia, giusto un po’ di benzina sulla fiaccola della criptoanarchia!)

Facile no? Se e solo se nel vostro portafoglio è stata inserita quella cosa che si chiama “doppia conferma” o “double confirmation” vi arriverà una mail per confermare il tutto entro un qualche lasso di tempo, tipo un quarto d’orina (ma non accadrà, a meno che voialtri non siate stati così diffidenti da inserire questa impostazione avanzata e, a parer nostro, del tutto superflua).

Diversamente, se proprio non vi fidate del sistema, che ricordo è creato affinché strutturalmente non dobbiate riporre la fiducia in alcunché, scrivete in privato indicando l’importo della transazione, e vi verrà confermata la ricezione.

Grazie, è stato bello.

Quanto?

Ma quante sono queste criptovalute, e quanto valgono?

Di criptovalute ne nasce una ad ogni piè sospinto, mica per niente si usa il termine ALT-COIN (più spesso SHITCOIN), dove ALT sta per alternative e COIN per monete, chiaro? Alternative a cosa? Alternative alla prima criptovaluta, il bitcoin per appunto. Ma quanto vale un bitcoin?

Prima di dire quanto vale un bitcoin si permetta una riflessione generale sul valore, che, si badi è sempre e comunque soggettivo. Soggettivo per i più incolti significa che non c’è un valore oggettivo, ovvero che in natura (o nella realtà se vi piace di più) non c’è niente che abbia un valore stabilito: vi si può anche dire che un preservativo vale un dollaro bucato, ma si è più che certi che questo diventasse la condicio sine qua non (cioè quello di cui non puoi fare a meno per) per godere della creatura amata, ma anche di una mezza sbronza a caso, si sarà pronti a scommettere che sareste disposti a pagarlo ben più d’un dollaro bucato. Non vi piace l’esempio? Bene, immaginate di essere nel deserto senza acqua, e di dover scegliere se barattare tutto il vostro oro per una borraccia o meno. Capito il concetto? Quella borraccia ha un valore non definito, dunque non oggettivo. Perché? Perché il valore è soggettivo, chiaro adesso?

Posto questo, le cose generalmente godono di un valore di mercato. Quando questo non è drogato da cartelli o da qualche monopolio, certo. Il che significa che c’è un posto, il cosiddetto “mercato”, dove tendenzialmente è possibile acquistare o cedere il bene ad un certo prezzo. Tipo un’oncia d’oro vale tot dollari: significa che in linea di principio si dovrebbe poter acquistarla o cederla (se la si possiede) ad un certo prezzo (eventualmente modificato da saldi o sconti di sorta). Detto in modo volgarotto, il valore di mercato è quanto “la gente” normalmente è disposta a pagare per.

Il valore di 1 bitcoin, ad oggi, 23 agosto 2017 è di circa 3.600€, ovvero per i più compromessi con la matematica, spendendo 3.600€ potete comprare 1 bitcoin. Ma il valore di bitcoin cambia di giorno in giorno, e generalmente sale. Se prendete QUESTO articolo di un anno addietro, vedrete che all’epoca valeva circa 400€, ovvero per i più compromessi con la matematica in poco più di un anno ha fatto un “x9” (leggasi “per nove”), ovvero se ci aveste buttato qualche euro godreste ora della cifra moltiplicata nove volte.

Chi fosse intenzionato a tenere d’occhio la simpatica erezione del bitcoin, la qual cosa sta riscuotendo una qualcerta attenzione dal mondo delle banche commerciali e nazionali (che iniziano a guardarsi alle spalle), può farlo in innumerevoli luoghi, tipo blockchain.info o dove vi pare.

Per quanto riguarda le altre criptovalute, suvvia, vi consiglio una botta di sana arte dell’arrangiarsi. Perché a noi delle altcoin (o scamcoin o shitcoin) non importa davvero una fica secca. L’importante è che sia passato il concetto di soggettività del valore, che pian piano vi permetterà di capire che nessuno (stati, banche e altre amenità) dovrebbe “fissare” il prezzo di niente, perché questo tende a generare disastri. Ma a questo ci si arriverà con gran calma, così come a questionare sul fatto che in linea di principio la moneta, ovvero il bene finanziario più importante (rifletteteci: è quello che riuscite a cedere con più facilità in cambio di altri beni – dovete solo capire che in ogni transazione c’è sempre un bene che viene scambiato con un altro) dovrebbe essere di proprietà di chi lo utilizza, e non monopolio del connubio stato-banche. Le criptovalute lo sono, o perlomeno Bitcoin lo è, perciò per ora godetevelo e basta così.

Quando?

Il 31 ottobre 2008 spunta un white paper (tipo un manifesto, mica pizza e fica) in una mailing list di sviluppatori (gente che fa cose informatiche) da parte di un qual certo Satoshi Nakamoto che descrive la prima criptovaluta: Bitcoin: A Peer-to-peer Electronic Cash System. Subito dopo la pubblicazione del white paper veniva registrato il progetto su https://sourceforge.net/ per lo sviluppo del software in forma open source.

Il 3 gennaio 2009 appariva il primo blocco (Genesis block) sulla blockchain, il 12 gennaio 2009 la prima transazione in bitcoin (BTC). Ad ottobre dello stesso anno, New Liberty Standard calcolò la prima valutazione basandosi sul costo dell’energia necessaria per effettuare il mining (1 USD = 1.309,13 BTC), ovvero l’operazione di validazione da parte dei “pari”. Dunque una moneta basata sul lavoro e non sul debito. Ad oggi (24.08.2017) il valore del bitcoin è 4.232,04USD = 1BTC, dunque in poco più di cinque anni è passato da meno di un centesimo a più di quattromila dollari.

Il 22 maggio 2010, ovvero 7 anni or sono, lo sviluppatore (lo sapete, un tipo che fa cose informatiche) Laszlo Hanyecz offrì sul forum bitcointalk un gruzzoletto di ben 10.000 BTC al brav’uomo chi gli avesse recapitato a casa due pizze (in Florida). Il brav’uomo non si fece attendere, e nelle sembianze di un signorino inglese ordinò per lui quel paio di pizze in uno dei cloni Papa John’s che gliele recapitò. Facendo giusto due conti, al valore odierno ciascuna pizza è costata al nostro nostro circa 18 milioni di EUR. Ripeto, mica pizza e fica.

A partire da quella prima transazione con un bene reale, il bitcoin ha preso il largo, vi ci potete comprare praticamente qualsiasi cosa ed è pressoché spendibile in ogni dove.

Ecco che arriva il senso comune, che si allaccia al buon senso e vi fa dire: “oh no, la festa è finita, che palle, ora non conviene più comprare ‘sta roba…”. In merito vi lascio trastullarvi con una storiella zen, probabilmente giusto un proverbio cinese, ma tant’è: “Il momento migliore per piantare un albero era 20 anni fa. Il secondo miglior momento è ora“. E giusto una precisazione: Bitcoin per quanto si presti benissimo non è un mezzo creato per lucrare, ma per garantire libertà e privacy finanziaria. Poi fate il pazzo che vi care…

Perché?

Perché se si credesse che la fede nel Cristo potesse “raddrizzare i torti”, si parlerebbe di cristovalute, ma non è questo il caso.

Perché dare quattro “martellate” a qualche concetto è cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza eccetera eccetera.

Perché oggidì solo un miliardo su sette di personcine sul pianeta godono di un “conto” a quanto pare, e non sarebbe una cattiva idea metter in mano agli altri sei miliarducoli (tre dei quali coperti da internet) uno strumento per ricevere e scambiare moneta (leggasi: valore), tanto per dire.

Perché il denaro è il principale asset finanziario sul globo terraqueo, e non è carino che sia monopolio di governucci interessati e banchettine nazionali e commerciali che fanno un po’ quel che gli pare cavandone a piacimento e tenendosi su le brache gli uni con le altre.

Perché solo le capre (che non ci arrivano) e le pecore (che sono consenzienti) non collegano il controllo finanziario a quello sociale, e ci saremo anche cotti il razzo di questo monitoraggio ossessivo sulle nostre finanze del piccolo fratellino che parte dal presupposto che noi si sia brutti e cattivi e si voglia adoperare i nostri razzetti per fotterlo.

Perché voi non siate dei bitcojoni qualsiasi che si fanno scammare dal nugolo di truffatori che vogliono lucrare sul sistema raccontandovela e cogliondandovi a partire dalla vostra beata ignoranza.

Perché l’architettura di base parte dalla volontà di creare un sistema che non richieda un emittente, un controllore (dunque un ente terzo garante), costruito “ad assenza di fiducia” in maniera decentralizzata, resiliente e che permetta lo scambio diretto e sicuro (senza delegare tale ruolo all’esterno del rapporto), riservato (senza essere anonimo) e trasparente (grazie al registro condiviso, detto blockchain).

Perché creare un’architettura dove non occorra riporre la fiducia? Perché la Storia è maestra, di quelle che ci hanno bacchettato le mani più volte insegnandoci che la fiducia può essere tradita. Tanto per dire, le banche centrali possono inflazionare la valuta (vi dice niente il Quantitave Easing?), oppure le banche commerciali possono fallire (vi dice niente il Bail-in?). I governi poi, dal canto loro, possono pur confiscare o bloccare i trasferimenti (c’eravamo tanto Amato, 1992), o non accettare valute straniere o per ultimo passare a un sistema ritenuto più forte (Eurozona, uno a caso). Ergo, se vi è bastato imparare dalle bacchettate brutte che la Storia ha dato ad altri, quella passata (Argentina, Cipro) e quella recente (Grecia, MPS, Banco Etruria) sarete a dir poco disincentivati a fidarvi della gentaglia di cui sopra, e predisposti a passare ad una struttura ben differente: un elemento matematico (la crittografia asimmetrica che garantisce l’unicità di un soggetto); un elemento tecnico (la rete raggiunge il consenso attraverso una “proof of work”, valida la transazione e la iscrive nel registro condiviso, immodificabile); un elemento economico (l’incentivo che la rete attribuisce ai “miners”, che validano le transazioni). E tutti questi elementi, udite udite, sono strutturati per funzionare senza alcun intermediario, escludendo corruzione e malaffare a priori.

Perché riassumendo è appunto trustless (assenza di fiducia), borderless, (assenza di confini), frictionless and permissionless, (assenza di frizioni e di permesso): il sistema decentralizzato non è controllabile da alcuna entità governativa, pubblica o privata, oltre a restaurare la proprietà privata del denaro (ceduta al momento del deposito negli istituti di credito) rende l’accesso al credito immediato e illimitato, non assoggettabile a limiti e imposizioni, intermediari o confini.

Perché esprime in sommo grado tutte le caratteristiche che dovrebbe possedere una moneta, intesa sia come tecnologia (mezzo di scambio) che come principale bene finanziario: è unità di conto e riserva di valore (il sistema prevede un’emissione ad esaurimento che rende strutturalmente il BTC come bene la cui scarsità e rarità è destinata ad aumentare nel tempo); non deperibile ed omogenea (la valuta digitale non è afflitta da tutte le problematiche di deperibilità o eterogeneità materiale); è disponibile (occorre semplicemente scaricare un’applicazione gratuita, senza frizioni, confini e permessi); è verificabile e sicura (ogni transazione è tracciata nel rispetto della privacy, e la rete è mantenuta sicura dall’attività dei miners); è divisibile (frazionabile fino al centomilionesimo, rende possibile microtransazioni); e portabile (facilmente trasportabile in ciascuna parte del globo, poiché da un qualsiasi accesso alla rete è possibile operare con il proprio denaro).

Perché se non ne avete capito il senso fino ad ora, lasciate perdere, andate a speculare col trading canonico, fatevi scammare con qualche shitcoin e lasciateci coi nostri mulini a vento. Lasciate perdere, davvero.

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