Libero arbitrio (ma anche no) |5

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  • Si è, a torto o ragione, distinto tra individuo e soggetto: si precisa che non si tratta di due entità separate (sebbene alcune funzioni possano sembrare appartenenti in parte o in toto ad un dominio piuttosto che all’altro) bensì di due fasi dell’individuo medesimo: la fase pre-razionale e quella razionale (o meglio le fasi pre-soggettiva e soggettiva dell’individuo);
  • si è ipotizzato che ciò che è libero, ergo incondizionato, non possa che appartenere alla fase razionale, e che a quest’ultima possa applicarsi la soluzioni di problemi attraverso la possibilizzazione (creazione di futuri possibili) ma non la scelta;
  • la problematizzazione prima, e la scelta poi, si è ipotizzato appartengano alla fase individuale pre-soggettiva (da intendersi non in senso cronologico): i problemi sono tali per l’individuo, così come la scelta (che avviene per polarizzazione) tra le varie soluzioni (pur costruite razionalmente, dunque incondizionate, ergo “libere”).

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Dunque, ancora una volta: le soluzioni pur costruite “liberamente” sono polarizzate “necessariamente”, e l’idea rimane quella che, si vedano le puntate precedenti, noi si sia obbligati e scegliere quella che per noi (individui e soggetti insieme) sia il futuro possibile maggiormente polarizzato o, detto altrimenti, carico di senso (o meglio che superi una qual certa soglia di senso relativamente alle altre possibilità esclusive, ma va bene così…).

Ci si permetta una dissertazione sulla questione della “scientificità” della cosa. Pare che l’ultimo decennio del novecento (quello dei Nirvana, per capirci) sia stato definito “il decennio del cervello”: una proliferazione brutta di roba neuroscientifica in riviste, periodici, siti, saggi d’ogni risma e chi più ne ha più ne metta di dita in gola per scampare a questa indigestione di piccole gioie cotidiane… Morale della favola? La nascita della neuroetica a metà tra la scienza e la filosofia; la caccia alla spiegazione della coscienza nella guerra guerreggiata tra i due poli del neuroscientifico (estremizzato nel fisicalismo in virtù del quale la mente viene ridotta al cervello) e del fenomenologico (estremizzato nello psicologismo in virtù del quale il pensiero è ben Harper rispetto all’organo); i problemoni relativi alla liceità del potenziamento cognitivo farmacologico; le menate forensi; le beghe sui neuroni specchio e, dulcis in fundo, un ritorno ai bei tempi andati di una volta, quando beltà splendea sugli occhi tuoi ridenti e fuggitivi: i tempi delle discussioni intorno al libero arbitrio. Ebbene? Continua a leggere “Libero arbitrio (ma anche no) |5”

Libero arbitrio (ma anche no) |4

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  • Se quello descritto nei primi episodi della saga può descrivere, a torto o a ragione, il problema del libero arbitrio a partire da un presunto “funzionamento” (o meglio, una parte del) dell’individuo/soggetto, quali sono le implicazioni a livello morale ed etico, ed eventualmente politico ed economico?
  • Solitamente qui il pensiero s’arena nelle sabbie della responsabilità (se è come dite  che senso ha che io sia punito per?) o s’infrange contro lo scoglio dell’impotenza (se è come dite che senso ha che io mi dia da fare per?) che di fatto sono due facce della medesima moneta: quella fiat.

escher-soldiers.jpgLasciando da parte la questione del parallelismo tra la moneta fiat e la volontà fiat sollevato nella puntata precedente, e prima di addentrarci nella sabbie dell’etica, proviamo a cambiare prospettiva sulla cosa isolando alcune variabili: piacere, volere e agire; strutturale e non strutturale; incondizionato e condizionato; razionale e non razionale…

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Libero arbitrio (ma anche no) |3

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  • escher_relativityDal punto di vista relativo al soggetto il reale appare casuale, mentre in senso assoluto è causale (o necessario, dipendente da leggi – anche quando non valide in assoluto ma solo in porzioni di esso o entro certe soglie – e indipendentemente dalla conoscenza delle stesse leggi che lo regolano);
  • il processo di possibilizzazione è il risultato di una “interpretazione” (soggettiva) del reale, ed è questo a caricarlo di senso, ergo;
  • ciascuna possibilità è polarizzata;
  • scelta (ergo, non-scelta) per la possibilità maggiormente polarizzata (carica di senso).

E, dulcis in fundo: (a) ordino “individualmente” la realtà in un campo di possibilità; (b) analizzo “soggettivamente” le conseguenze ipotetiche relative ai campi di possibilità ordinati; (c) rimpasto l’analisi soggettiva in un loop…

… che viene spezzato dal tempo: il dinamismo del divenire, il farsi dell’essere costituente la realtà costringe alla scelta, al fare o al non fare, modula l’azione e l’inazione in virtù di un principio “di soglia” (una sorta di “good enough”, emerge “più senso” in una direzione anziché in un’altra) all’interno di determinate “porzioni” di realtà. Continua a leggere “Libero arbitrio (ma anche no) |3”