Cosa?

Cosa vuol dire filosofare, e che sarà mai questa criptovaluta?

La filosofia è l’opera di creazione, ed eventuale distruzione, di concetti. Niente di più. Capire cosa vuol dire questo peraltro è piuttosto complesso. Diciamo che un esempio di concetto potrebbe essere quello di “decentralizzazione”, che tornerà e ritornerà su questi schermi fino ad individuarne le componenti, e sul quale vi si lascia per ora liberi di pensare quel che vi pare. Pensare, non avere un’opinione, quello non è necessario.

Contestualmente, si cercherà di trasmettere in ciò anche un minimo di indottrinamento su cose piuttosto sciocche ma che di primo acchito possono creare timori e tremori (tipo: che cos’è una monetacome compro bitcoin e dove li uso?)

E che sarà mai questa criptovaluta?

Criptovaluta detto fuori dai denti significa valuta basata sulla crittografia, ovvero mezzo di scambio volontario che funziona con una scrittura nascosta di modo da celarne il contenuto a chi non è autorizzato a leggerlo. Bello no?

E no, Bitcoin (ve lo si scrive con la maiuscola quando sistema, con la minuscola quando unità di conto, ma non fateci troppo affidamento) non è una realtà governativa, aziendale o altro che vi venga in mente: è un algoritmo (fate un programma, suvvia) in open source (cioè non controllato da “un qualcuno”, che si può scaricare liberamente e gratuitamente) che, magia, genera un sistema decentralizzato (che non ha bisogno di un emittenti o controllori ovvero di un ente terzo) che permetta scambi diretti e sicuri. Non è di proprietà di nessuno, capito?

Per farla facile, se lo si guarda da dentro Bitcoin è una lista di “conti”, ciascuno con più o meno “soldi”, presente in un registro che ha la particolarità di essere condiviso da tutti i nodi della rete (cioè gli illuminati che hanno scaricato il programma di cui sopra). State attenti ora, perché questo è il punto: se il registro (che si chiama blockchain) è aggiornato e mantenuto da tutti, non può essere mantenuto e aggiornato da uno solo. Facile no? Non è più centralizzato, ma decentralizzato.

Qual è la differenza? Prima della sua venuta (del Bitcoin come prima criptovaluta) uno scambio prevedeva la presenza di una realtà (o ente centrale se si preferisce) che nel medesimo scambio gestiva, facendosi garante, dei dati degli utenti (cioè il bilancio di quanto roba avevate): per trasferire moneta (“soldi”) uno si autenticava presso l’ente centrale chiedendo il trasferimento di tot ad un altro. L’ente centrale (dunque il sistema centralizzato) toglieva al primo per dare al secondo, punto. Se non siete ritardati avrete capito che in tutto questo il ruolo chiave è quello dell’ente centrale che: sa chi siete e quanto date a chi; può metter mano sui vostri conti (ed eventualmente bloccarli o fare il pazzo che gli care – tipo in Grecia); tendenzialmente vi chiede del cash (in forma di percentuale sulla transazione, costi fissi di custodia del vostro denaro eccetera); nel caso delle valute canoniche (euro, dollaro, etc) è emittente e controllore (perciò può svalutare, inflazionare e chi più ne ha più ne metta di dita in gola per scampare a questa indigestione di piccole gioie cotidiane).

Ora, dopo la sua venuta (del Bitcoin come prima criptovaluta) uno scambio prevede l’invio di informazione ai nodi della rete di togliere tot “soldi” dal proprio “conto” per trasferirli ad un altro (l’operazione è a prova di ritardato: fare il copia incolla del “conto” dell’altro o scansionare un QR-code con il telefono). I nodi della rete modificano il loro registro in base all’informazione, aggiornandolo. Questo è Bitcoin: un sistema che permetta scambi diretti (non devo chiedere il permesso a nessuna autorità) e sicuri (nessuno può mettere mano ai miei soldi) adoperando un registro condiviso di tutte le transazioni.

La condivisione del registro significa che si passa da “la banca che conosce i movimenti di tutti e ciascuno solo i propri” a “tutti conoscono i movimenti di tutti”. Messa insieme alla crittografia fa la magia: “tutti conoscono i movimenti di tutti, ma nessuno di questi tutti è riconoscibile”.

Questo è importante, poi ammazzatevi pure: quando l’ultimo eurino in contante sarà drenato dal mercato in nome della lotta all’evasione e alla corruzzzione, l’ente centrale emittente e controllore potrà, in ordine di gravità, controllare (e manipolare) tutti i vostri movimenti finanziari (cioè sapere – e gestire – tutto quella che gira intorno alle vostre finanze) e applicare delle commissioni a piacimento su tutti i pagamenti digitali (cioè gli unici rimasti). Se state già pensando che tanto lo sa il cazzo, mica avete niente da nascondere voialtri, parafrasando il buon Snowden vi diremo che rinunciare alla propria privacy perché non si ha nulla da nascondere è come rinunciare al diritto di parola perché non si ha niente da dire. Chiaro?

Nel caso non l’aveste ancora capito, le criptovalute vi restituiscono libertà finanziaria, privacy finanziaria, e tendono ad offrire un sistema complementare e alternativo a quello centralizzato (banche, stati e compagnia bella) sempre più prostrato alle divinità della manipolazione monetaria e del controllo sociale.