Libero arbitrio (ma anche no) |4

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  • Se quello descritto nei primi episodi della saga può descrivere, a torto o a ragione, il problema del libero arbitrio a partire da un presunto “funzionamento” (o meglio, una parte del) dell’individuo/soggetto, quali sono le implicazioni a livello morale ed etico, ed eventualmente politico ed economico?
  • Solitamente qui il pensiero s’arena nelle sabbie della responsabilità (se è come dite  che senso ha che io sia punito per?) o s’infrange contro lo scoglio dell’impotenza (se è come dite che senso ha che io mi dia da fare per?) che di fatto sono due facce della medesima moneta: quella fiat.

escher-soldiers.jpgLasciando da parte la questione del parallelismo tra la moneta fiat e la volontà fiat sollevato nella puntata precedente, e prima di addentrarci nella sabbie dell’etica, proviamo a cambiare prospettiva sulla cosa isolando alcune variabili: piacere, volere e agire; strutturale e non strutturale; incondizionato e condizionato; razionale e non razionale…

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Libero arbitrio (ma anche no) |3

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  • escher_relativityDal punto di vista relativo al soggetto il reale appare casuale, mentre in senso assoluto è causale (o necessario, dipendente da leggi – anche quando non valide in assoluto ma solo in porzioni di esso o entro certe soglie – e indipendentemente dalla conoscenza delle stesse leggi che lo regolano);
  • il processo di possibilizzazione è il risultato di una “interpretazione” (soggettiva) del reale, ed è questo a caricarlo di senso, ergo;
  • ciascuna possibilità è polarizzata;
  • scelta (ergo, non-scelta) per la possibilità maggiormente polarizzata (carica di senso).

E, dulcis in fundo: (a) ordino “individualmente” la realtà in un campo di possibilità; (b) analizzo “soggettivamente” le conseguenze ipotetiche relative ai campi di possibilità ordinati; (c) rimpasto l’analisi soggettiva in un loop…

… che viene spezzato dal tempo: il dinamismo del divenire, il farsi dell’essere costituente la realtà costringe alla scelta, al fare o al non fare, modula l’azione e l’inazione in virtù di un principio “di soglia” (una sorta di “good enough”, emerge “più senso” in una direzione anziché in un’altra) all’interno di determinate “porzioni” di realtà. Continua a leggere “Libero arbitrio (ma anche no) |3”

Libero arbitrio (ma anche no) |2

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  • Razionale: la reale o presunta facoltà di scegliere “liberamente” tra differenti possibilità.
  • Senso: la scelta non può essere randomica, deve avere “senso”.
  • Presenza: il presente è popolato da possibilità che si “incarnano”.
  • Individuo/soggetto: dotato di una presenza “pre-razionale”.
  • Polarizzazione: incarnandosi nel pre-razionale il possibile prende il suo “senso”.
Posto questo, si è raggiunto un doppio livello di esclusione del “libero arbitrio” (faccio il pazzo che mi care):
  • non si sceglie tra possibilità neutre, ma la possibilità (o meglio i futuri possibili) è già stata digerita, ergo polarizzata;
  • tra possibilità polarizzate (ipotizzando esclusività) scelgo necessariamente (ergo, non scelgo) la possibilità con il maggior carico di senso (a titolo di ipotesi: scelgo – o meglio, non scelgo ma faccio – di fare nel tempo x l’azione y con le conseguenze z che si ripercuoto sul resto del reale che sperimento).
A scanso di equivoci si riprenda da:
“Il presente (ovvero la nostra presenza razionalmente consapevole) è caratterizzato dunque dal presentarsi (divenire presenti, appunto) di possibilità”

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